venerdì 27 settembre 2013

L'infanzia e la demolizione della libertà

"Vorrei ricordare ai genitori le parole di un famoso pedagogo olandese: "ogni bambino è un principe della luce che poi con l'educazione diventa una sorta di cr...etino". In tanti anni di lavoro mi è capitato di vedere molti ragazzini, quasi tutti, dotati di immaginazione, coraggio, sete di conoscere, e pochi, quasi nessuno, provvisti della virtù di quell'obbedienza cieca, pronta e assoluta che molti educatori e genitori vorrebbero. Ma poi, mediante l'educazione, sono stati corretti, svuotati, di immaginazione e di coraggio e riempiti di obbedienza. Voglio dire che bisogna fare in modo che ogni persona, anche in età infantile, sia libera di essere ciò che è e non subisca quel processo di smantellamento della libertà a cui tutti continuiamo ad essere sottoposti».

Marcello Bernardi: un'intervista del 1997 "L'infanzia e la demolizione della libertà"

martedì 17 settembre 2013

I BAMBINI CHE SI PERDONO NEL BOSCO

Quando un bambino va a scuola, è come se fosse portato nel bosco, lontano da casa. Ci sono bambini che si riempiono le tasche di sassolini bianchi, e li buttano per terra, in modo da saper trovare la strada di casa anche di notte, alla luce della luna. Ma ci sono bambini che non riescono a fare provvista di sassolini e lasciano delle briciole di pane secco come traccia per tornare a casa. E’ una traccia molto fragile e bastano le formiche a cancellarla: i bambini si perdono nel bosco e non sanno più tornare a casa.
La scuola è come un bosco in cui alcuni sanno ritrovare la propria strada, sanno leggerla e sanno orientarsi: passano la giornata nel bosco e si divertono a scoprirlo, a conoscerlo nelle sue bestiole e nei suoi alberi e riescono a collegare tutto questo alla traccia e alla memoria che li riporta a casa. Sono padroni di un territorio perché sono padroni dei segni per riconoscerlo e per collegarlo; e la loro casa non è un posto remoto e divenuto inaccessibile, ma è una possibilità e quindi una presenza da cui ci si può allontanare sicuri di ritornare.

Altri bambini passano la giornata nel bosco e anche loro imparano tante cose: conoscono alberi e piante, animali e insetti, ma alla fine della giornata conoscono anche la paura di non sapersi orientare, di non sapere la strada di casa. Hanno imparato tanto, forse, e l’hanno dimenticato perché non riescono a collegarlo alla traccia ed alla memoria della strada di casa: il bosco diventa il posto pauroso in cui si perdono, senza riconoscere le proprie tracce, sempre estranei e sempre respinti.
I bambini che sanno tornare a casa sono capaci anche di andare avanti nel bosco ed oltre il bosco.
I bambini che si sono persi non sanno tornare a casa e non sanno neppure andare avanti, perché ogni passo che fanno è sempre per perdersi un po’ di più, per non saper riconoscere niente di sé e delle cose che stanno loro attorno: se si incontrano tra loro non si riconoscono e non sanno neppure diventare compagni di strada.
Non hanno strada, perché non sanno leggere i segni che possono costituire una strada o un sentiero: sono condannati a vagabondare senza spazio e senza tempo, e possono preferire di venire rinchiusi in una gabbia.
Di Andrea Canevaro da "I bambini che si perdono nel bosco"

martedì 10 settembre 2013

IL NODO DELL'AMORE


In una scuola, durante una riunione con i genitori degli alunni, la direttrice metteva in risalto l’appoggio che i genitori devono dare ai loro figli.  Capiva che, la maggior parte dei genitori della comunità erano lavoratori, ma chiedeva loro di passare il maggior tempo possibile con i propri figli, per ascoltarli e capirli.
Tuttavia, rimase sorpresa quando un padre si alzò e spiegò, in maniera umile, che lui non aveva il tempo di parlare con suo figlio durante la settimana. Quando rientrava dal lavoro, molto tardi, il figlio era ormai addormentato. Quando usciva per andare al lavoro, era molto presto e suo figlio stava ancora dormendo. Spiegò, inoltre, che doveva lavorare in questo modo per provvedere al sostentamento della famiglia.
Dichiarò anche che non avere il tempo per suo figlio, l’angosciava molto e cercava di rimediare andando tutte le notti a baciarlo, quando arrivava a casa e, affinché suo figlio sapesse della sua presenza, faceva un nodo alla punta del lenzuolo. Questo succedeva religiosamente ogni notte in cui si recava a baciarlo. Quando il figlio si svegliava e vedeva il nodo, sapeva che suo papà era stato lì e lo aveva baciato. Il nodo era il mezzo di comunicazione fra loro.
La direttrice si emozionò per quella storia singolare e si sorprese ancora di più quando constatò che suo figlio, era uno dei migliori alunni della scuola.
Quel padre aveva trovato la sua maniera, che era semplice ma efficace. E la cosa più importante era che suo figlio percepiva, attraverso il nodo affettivo, quello che suo papà gli stava dicendo.
Certe volte ci preoccupiamo per il modo in cui diciamo le cose e dimentichiamo che la cosa principale è la comunicazione attraverso il sentimento. Semplici dettagli come un bacio e un nodo alla punta del lenzuolo, significavano, per quel figlio, molto di più che regali e scuse varie. È’ importante che ci preoccupiamo per le persone ma è più importante che esse lo sappiano, che possano sentirlo.
Affinché esista la comunicazione, è necessario che le persone “ascoltino” il linguaggio del nostro cuore, poiché, in materia di affetto, i sentimenti parlano sempre più forte delle parole
Le persone qualche volta non capiscono il significato di molte parole, però sanno registrare un gesto d’amore. Anche se il gesto è solamente un nodo. Un nodo pieno d’affetto e amore...
 
da: "Un Regalo Para Ti" di Patricia Morgado Tapia
 

martedì 2 luglio 2013

30 GIUGNO 2013: DA OGGI 50!


Non condivido nascondere i propri anni, E’ come cancellare giorni vissuti, esperienze, scelte, fatiche, lezioni di vita (date e ricevute), pensieri, idee, sorrisi, lacrime; tutto quello che si è costruito, dato e ricevuto. Nemmeno gli errori voglio cancellare, perché sono stati gli insegnamenti più incisivi! E’ dagli errori che ho imparato di più! Certo, ti accorgi che il tempo passa, che il viaggio è già avanzato, ci si sente più stanchi, si perde per strada in po’di passione, un po’di  gas, per dare spazio alla nostalgia, ai ricordi, ai pensieri per chi ha fatto parte della tua vita e non c’è più. I se, i forse, i ma…. non servono a niente perché su tutto incombe il tempo che passa senza tregua, senza offrirti nessuna possibilità di riflettere, di ripensarci, di feed back, no,… se vuoi ritentare sono momenti diversi, altre occasioni, la prima è persa!!! Ma poi pensi che tornando indietro rifaresti le stesse cose perché non avresti il “senno del poi” e dunque va bene così! Ogni momento vissuto ti appartiene, è la tua vita, è il mondo che ti sei costruito. Ma la forza più grande della vita è l’amore: per mio marito, per la mia famiglia, per i miei figli. I figli sono nell’anima, nei pensieri e in tutto il corpo, perché senti anche fisicamente il loro dolore e  la loro sofferenza. Vivi attraverso loro e per loro!

domenica 23 giugno 2013

LA GENTE

La gente non è cattiva, mia cara. È idiota, il che è ben diverso. La malvagità presuppone un certo spessore morale, forza di volontà e intelligenza. L’idiota invece non si sofferma a ragionare, obbedisce all’istinto, come un animale nella stalla, convinto di agire in nome del bene e di avere sempre ragione. Si sente orgoglioso in quanto può rompere le palle, con licenza parlando, a tutti coloro che considera diversi, per il colore della pelle, perché hanno altre opinioni, perché parlano un’altra lingua, perché non sono nati nel suo paese o perché non approva il loro modo di divertirsi. Nel mondo c’è bisogno di più gente cattiva e di meno rimbambiti.”
Carlos Ruiz Zafón, L’ombra del vento.

sabato 1 giugno 2013

Lettera di Lincoln all'insegnante di suo figlio

Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri.
Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe;
che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso….
Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico,
cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce,
e gli insegni il segreto di una risata discreta.
Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti….
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri….
Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare…
Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando…
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore…
Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini,
ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
Gli insegni, se può, come ridere quando è triste.
Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime.
Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza.
Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.
Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio.
Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente.
Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso,
perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare…
E’ un così caro ragazzo, mio figlio!

Abraham Lincoln

mercoledì 15 maggio 2013

Mamma

Oggi in giardino mia mamma mi ha chiesto "Quanti anni ho?" "Mamma, hai 89 anni" "Fatti conto che ci dobbiamo salutare!". E' stato un colpo allo stomaco! Mia mamma non è mai stata di battute così pesanti, con lei la conversazione è stata sempre leggera e limitata a cose futili. Non so da dove le sia uscita questa osservazione ma sicuramente mi ha colpito. Io non ho mai pensato di perderla e non voglio pensare a niente di questo... voglio vivere la tua presenza mamma, sapere che esco da scuola e ti vengo a salutare, vengo a casa tua e ti trovo, che la domenica ci aspetti!
Che ci sei!