sabato 12 dicembre 2009

Vivere … il Natale

Amo il Natale, l’atmosfera magica che avvolge presepi, alberi e quanto di natalizio si vede e si respira.
Ogni anno, il mondo festeggia il Natale nei modi più svariati, dalle luminarie al presepe e all'albero. Il Natale non è una festa riservata ai cristiani ma è carica di una valenza antropologica. I valori della quotidianità della vita, le relazioni umane, l’amicizia, l’amore, la fraternità sono legati a questo giorno al punto che tra credenti e non credenti, la festa rimane tale per tutti: il clima dell’incontro, della gioia, dell’intimità è da tutti condiviso.
Il Natale è un’occasione per riaccendere una speranza che riguarda l’umanità intera: in questo senso, tutti noi sappiamo benissimo "cos’è" il Natale. Eppure, ciascuno di noi ne ha un’immagine personalissima, legata ai ricordi d’infanzia e ai Natali vissuti, a volti e parole di persone amate, a consuetudini che ha voluto conservare o ricreare, e ciascuno cerca di viverlo ogni anno secondo quell’immagine.
A casa mia si preparava un albero artificiale, sempre allo stesso modo e con le solite palline! Ma ciò che faceva percepire a tutti la gioia del Natale erano i preparativi per la vigilia: le pentole bollivano, le donne si riunivano per preparare insieme i dolci e predisporre le nove portate, indispensabili perché la cena fosse “la cena della vigilia di Natale”, unica in tutto l’anno! Anche la frutta …. Era caratteristica, si conservavano le mele nella paglia, l’uva appesa e sotto spirito, i fichi d’india, i cachi e la sera di Natale si mettevano sulla tavola e si consumavano in abbondanza insieme ad arachidi, noci e fichi secchi. Nel camino si metteva “u Zuccu”, non la solita legna, ma un ceppo nodoso e grande, che durava per tutta la notte e la mattina seguente si trovavano ancora braci ardenti. Si andava a letto e si aspettava per ascoltare le strenne che venivano cantate la notte per tutto il periodo natalizio. La mattina si andava a messa e per le vie del paese suonavano le zampogne, non erano del luogo, venivano dai paesi vicini, ma non ricordo di preciso da dove. Nella chiesa vi era il presepe: c’era molto muschio, la capanna e le montagne erano fatte di legno, le state erano semplici; ricordava un paesino di montagna, io lo guardavo incantata, desideravo tanto farlo a casa. Alle superiori, in collegio, le suore, tutte le mattine, in prossimità del Natale, ci svegliavano con le musiche natalizie...
A Natale sembrava tutto magico, ci si aspettava che il Natale portasse pace e dialogo, quella festa era sentita come un’opportunità preziosa per diventare migliori.
Amo la poesia “Natale” di Butera, mi ricorda quell’aria di autenticità che portava con sé il Natale.
Il Natale, per me, era e resta la festa più bella e più sentita dell’anno.
Il giorno della vigilia è morto mio padre, ma questo evento ha reso il Natale per me ancora più intenso, di raccoglimento e riflessione.

Natale
'A solita zampugna colarusa,
Ccu ra nive, è scinnuta a ra marina;
E, mmo, de vientu e dde lamientu chjna,
Sona ra ninna ad ogne pporta chiusa.
E' ra santa Vijìlia de Natale.
Sona, zampugna! Sona 'a Pasturale!
Sona! Pped'ogne nnota chi me porta
Mo chianu chianu e mmo cchiù fforte 'u vìentu,
Intra 'stu core miu turnare sientu
Tutta 'na vita chi cridivi morta,
E mmi s'acqueta 'n core ogni tturmientu
E ppassu supra ad ogne ccosa storta.
Mentre staju ccussì, tra dormebbiglia,
Trase ru suonu duce de 'na n'gaglia;
M'accarizza re ricchie, me rispiglia,
E mme porta, ccussì, cumu 'na paglia,
Ppe' fforza de va vide quale 'ncantu,
A ttiempi 'e mo luntani 'u 'sse sa qquantu

E, all'umbra de 'na granne ciminera,
Viju 'n'ardente, caru fuocularu;
'Nu zuccu 'ncarpinatu paru paru
Arde ccumu 'na cima de jacchèra;
'Ntuornu cce su': 'nna vecchiarella accorta
E Nnannu e Ttata. Mamma, no! M'è mmorta!
'A vecchiarella mia, fusu e ccunocchia,
Fila ccumu sulìadi 'n quatraranza;
Iu le zumpu cuntientu a re jinocchia,
Illa me cunta llesta 'na rumanza…
E ra zampugna sona 'n luntananza
E ri cumpagni mie le fàu ra rocchia.
Sona, zampugna! Pòrtame luntanu,
A ri tiempi filici 'e quatraranza;
A Nnanna chi filava cchianu chianu
'Ntramente me cuntava 'nna rumanza;
A ru zuccu chi ardìa, ssempre cchiù cchiaru
Sutt'a camastra de 'nu fuocularu

Vittorio Butera

domenica 22 novembre 2009

IL MALE DI …vivere

Oggi si cerca di dare spiegazione a tutti i malesseri delle persone, che sono così comuni fin dalla più tenera età e si tende a classificare e spiegarne ogni stato d’animo. Ogni persona è il risultato di un insieme di esperienze che la porta ad assumere atteggiamenti verso la vita e il prossimo. Tutte le problematiche di un individuo sono legate, oltre che ad un’indole personale che lo predispone ad affrontare i vissuti, ad esperienze che ne caratterizzano la personalità.
I malesseri e gli stati di sofferenza più comuni sono provocati da conflitti personali, familiari o lavorativi, situazioni di crisi associate ad elevata sofferenza emotiva (separazioni, lutti..), periodi di grave stress, decisioni difficili. Si manifestano con insonnia, depressione, fobie, ossessioni, attacchi di panico, …
L’ambito dei conflitti sul lavoro è estremamente ampio, e include le situazioni più disparate, dai problemi di inserimento nel gruppo dei colleghi alle difficoltà di gestione delle relazioni fino ad arrivare a situazioni di mobbing che sono le più lesive. Le fobie costituiscono il disturbo d'ansia più comune. Sono paure fuori dall'ordinario, irrazionali, intense e persistenti nei confronti di oggetti o situazioni particolari. I disturbi d’ansia possono compromettere la qualità di vita delle persone che ne sono affette poiché esse vivono in uno stato di tensione continua. Si preoccupano non solo per gli eventi quotidiani della vita, per lo stress a cui sono sottoposti, ma per qualsiasi cosa: i familiari, la salute, la situazione economica, il lavoro, il mondo che li circonda. Le ossessioni sono idee fisse, irrazionali che si presentano ripetutamente nella mente di un individuo.
La naturale conseguenza di molti di questi disturbi è un progressivo isolamento, prima dagli amici, poi dal lavoro, riducendo al minimo le proprie attività.
La famiglia e gli amici devono essere attenti a diventare protagonisti e risorsa dell’individuo sofferente. E’ necessario prevenirne l’isolamento e stimolarlo alla comunicazione e all’apertura verso il mondo esterno.

giovedì 22 ottobre 2009

VIVERE CON…gioia

Una serie di ricerche condotte da Martin Seligman, psicologo e saggista statunitense, docente di psicologia all’Università della Pennsylvania, (autore di molti Best-Seller, come Imparare l'Ottimismo, Come Crescere Un Bambino Ottimista e La Costruzione Della Felicità), hanno dimostrato che esistono persone felici anche tra i miserabili e che la felicità non è legata alla salute, alla giovinezza, all’aspetto fisico, alla cultura… Certo, tutte queste cose possono aiutare, ma quello che rende felici le persone è qualcosa di meno tangibile che può essere definito come l’atteggiamento psicologico verso la vita. Chi affronta la vita con un atteggiamento psicologico positivo, riesce a superare meglio anche periodi difficili e le difficoltà, mentre chi guarda alla propria vita in modo negativo e pessimistico, anche quando ha tutto, non riesce ad essere felice. Al giorno d’oggi abbiamo vite immensamente più comode e piacevoli rispetto ai nostri nonni, possiamo permetterci quello che una volta erano considerati dei lussi inimmaginabili, tuttavia è difficile sostenere che il progresso economico abbia portato la felicità. Una vita ricca di piaceri non è sinonimo di una vita felice. Molte persone sognano di vincere al superenalotto e di poter condurre un esistenza felice. Ma una vita fatta di piaceri, che non comporta mai qualche sfida, è una vita che conduce alla noia e alla depressione L’essere umano ha bisogno di crescere, di mettersi alla prova, di sviluppare i suoi talenti e le sue potenzialità. E’ vero anche che non bisogna fare molti sforzi per essere insoddisfatti e scontenti. Mentre l’infelicità viene da sé, e in abbondanza, la felicità va cercata e costruita giorno per giorno. Molte ricerche hanno dimostrato che le persone ottimiste vivono più a lungo, godono di una migliore salute e hanno dei matrimoni più felici rispetto ai pessimisti. Un ottimismo che non vuol dire fingere che tutto vada bene, ma un atteggiamento psicologico che nasce dalla consapevolezza di essere in grado di affrontare le difficoltà della vita. Mentre i pessimisti tendono a concentrarsi sui problemi, gli ottimisti cercano di concentrarsi sulle soluzioni. La serenità psicologica si ottiene concentrandosi su quello che di buono e di positivo c’è nella nostra esistenza e mettere passione e impegno in quello che si fa nel quotidiano ad iniziare dal nostro lavoro. Purtroppo la precarietà lavorativa e la crisi economica, obbligano molte persone ad accettare lavori mal pagati e poco interessanti, che non permettono loro di esplicitare le proprie potenzialità. Bisogna cercare di mettere il nostro tocco personale in quello che si fa. Se si cerca di utilizzare le proprie potenzialità personali e di vedere il lavoro come un contributo per il bene comune, anche il lavoro più noioso può diventare meno gravoso. Per uno dei massimi poeti italiani contemporanei, Mario Luzi, la felicità non esiste. "Alla felicità io non credo. È una chimera, un miraggio che ha effettivamente polarizzato singoli e collettività, masse umane addirittura, conducendole anche all'ecatombe. La felicità sarebbe uno stato durevole e io non la vedo possibile nella Terra, nella vita umana, negli accidenti che la compongono. Mentre, ecco, la gioia, per esempio è possibile. La vedo come un dono gratuito della vita che può scatenarsi quando uno non se l'aspetta neanche". Cerchiamo, dunque, di godere pienamente di quei momenti di gioia che ci ricerva la vita e di renderli più preziosi!

venerdì 18 settembre 2009

LA CALUNNIA È … un venticello

Gli ultimi tempi mi è capitato di vivere situazioni che mi hanno fatto riflettere sulla forza e l’influenza che possono avere le bugie nella vita delle persone.
La bugia in alcuni casi può essere considerata deplorevole ma tutto sommato innocua.
Quando invece colpisce le persone e va a ledere la dignità e il modo di vivere degli individui diventa abominevole!
Pensavo all’aria di Rossini che descrive la calunnia nei dettagli e per bene.

Tuttavia c’è da fare un’osservazione: oggi a differenza di un tempo si è più restii a credere e a dare per buone tutte le dicerie… col tempo si è rafforzato il beneficio del dubbio!
Resta comunque vero che è difficile cancellare le “verità” che si affermano con le calunnie!!!

La calunnia è un venticello

Un'auretta assai gentile
Che insensibile sottile
Leggermente dolcemente
Incomincia a sussurrar.
Piano piano terra terra
Sotto voce sibillando
Va scorrendo, va ronzando,
Nelle orecchie della gente
S'introduce destramente,
E le teste ed i cervelli
Fa stordire e fa gonfiar.

Dalla bocca fuori uscendo

Lo schiamazzo va crescendo:
Prende forza a poco a poco,
Scorre già di loco in loco,
Sembra il tuono, la tempesta
Che nel sen della foresta,
Va fischiando, brontolando,
E ti fa d'orror gelar.
Alla fin trabocca, e scoppia,
Si propaga si raddoppia
E produce un'esplosione
Come un colpo di cannone,
Un tremuoto, un temporale,
Un tumulto generale
Che fa l'aria rimbombar.
E il meschino calunniato
Avvilito, calpestato
Sotto il pubblico flagello
Per gran sorte va a crepar.
Rossini - Il Barbiere di Siviglia

La calunnia è un vocabolo sdentato
che quando arrivaa destinazione
mette mandibole di ferrro

Alda Merini

giovedì 23 luglio 2009

TUTTO PASSA

Panta rei os potamòs (dal greco πάντα ῥεῖ), tradotto come “Tutto scorre come un fiume” è il celebre aforisma attribuito ad Eraclito. L'espressione proviene da un frammento del trattato sulla natura “Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’ impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va”. In questo frammento Eraclito sottolinea come l'uomo non possa mai ripetere la stessa esperienza per due volte poiché egli è sottoposto alla legge inesorabile del tempo, ed è proprio vero: tutto scorre, tutto muta, tutto si evolve...
Tutto è destinato a cambiare, il tempo passa inesorabile e noi assistiamo impotenti a questi cambiamenti e alla velocità con cui tutto passa. Sembrava ieri … il ricordo di un vissuto lontano e ti rendi conto che è trascorso un pezzo di vita, ti rendi conto di quanto sia breve la vita!!!
Non è una riflessione pessimistica, ma una costatazione della realtà, che purtroppo non ci porta da nessuna parte se non alla necessità di dare un significato più profondo al nostro vivere.
Nei momenti brutti della nostra vita pensare che il tempo passa ci può aiutare, ci aiuta ad affrontare le situazioni difficili, ma in altri momenti ci deve spingere a vivere pienamente e consapevolmente, ad assaporare ogni attimo della vita perché il tempo, considerando come ci sfugge, … è prezioso!

Poiché il tempo non è una persona
che potremmo raggiungere sulla strada
quando se ne sarà andata,
onoriamolo con letizia e allegrezza di spirito
quando ci passa accanto.
Wolfgang Goethe

Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire,
così una vita bene usata dà lieto morire.
Leonardo Da Vinci

Il tempo è la forma in cui noi diventiamo padroni e consci
del nostro essere spirituale,
della nostra natura vivente,
opposta alla morta materia e alla rigida meccanica.
Quel che noi siamo,
lo diventiamo non solo nel tempo, ma grazie al tempo.
Non solo siamo la somma dei singoli momenti della nostra vita,
ma il prodotto dei nuovi aspetti che essi acquistano ad ogni nuovo momento.
L’esistenza riceve vita solo dalla prospettiva
di un presente che risulta dal nostro passato.
Non c’è felicità fuori dal ricordo.


venerdì 3 luglio 2009

BENVENUTO Lorenzo

Piccolo, magrolino …e tanto bello!
Hai già trovato posto nei pensieri e nel cuore di tutti noi.
Oggi compi un mese e pare che solo adesso sei in grado di soffermare lo sguardo sulle cose che ti circondano riuscendo a distinguere le immagini e a cogliere i contorni del volto di quelle persone meravigliose che ti stanno accanto.
Mi sono commossa guardando la tua mamma, … come ti sfiora la fronte con le labbra, con quanta dolcezza ti passa la mano sul viso… e tuo padre, sembra voglia proteggerti dal mondo, ti avvolge con le braccia per metterti al riparo da ogni pericolo.
Meravigliosi entrambi!
La tua vita è già segnata dalla presenza di un amore immenso, senza tempo e senza misura che ti accompagnerà in ogni momento, durante il cammino della tua vita, che ti auguro serena e felice.
Auguri!


Tre cose ci sono rimaste del paradiso:
le stelle, i fiori e i bambini

Un mercante mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti gli uomini.
Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.Invece di trovare un sant'uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un'attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c'era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo.
Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto.
Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore. Nel frattempo, voglio chiederti un favore - Concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d'olio - Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l’olio. Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. Trascorse le due ore ritornò al cospetto del Saggio. Allora - gli domandò questi - hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?
Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d'olio che il Saggio gli aveva affidato. Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo - disse il Saggio - Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d'arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d'arte disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto.Ma dove sono le due gocce d'olio che ti ho affidato? - Domandò il Saggio.Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.Ebbene, questo è l'unico consiglio che ho da darti - concluse il più Saggio dei saggi - Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza dimenticare le due gocce d'olio nel cucchiaino.

Le due gocce d’olio- “ L’Alchimista” di Paulo Coelho

lunedì 15 giugno 2009

CHI SA AMARSI NON E' MAI SOLO

Ci sono persone che vivono legami dipendenti, che non pensano a se stesse, faticano a concentrarsi sulla loro esistenza, a darle valore, faticano a sentirsi importanti, a rendere importante il loro pensare, dire, fare… faticano a stare bene da sole.
È naturale che nei rapporti con gli altri si creino delle dipendenze: si dipende da un compagno, dai genitori, dai figli, … hanno un ruolo importante nella nostra vita gli amici, i colleghi, ecc...
Devono però essere dipendenze libere, in cui c’è scambio, arricchimento e crescita.
Quando il legame significa non avere una vita propria e non riuscire a stare bene con se stessi, diventa asservimento che soffoca chi ama e chi è amato. Non è facile riconoscere una dipendenza affettiva e accorgersi che si sta amando troppo. Molte volte si pensa che sia l’unico modo giusto di amare. Le persone che amano troppo, spesso hanno poca fiducia in sé e non si sentono degne di essere accettate, accolte e amate per come sono. Amare troppo e legare la propria vita a un sentimento è infilarsi in un tunnel di aspettative deluse, di perdita di fiducia in sé, di pensieri ricorrenti, ossessivi e negativi, significa vivere accompagnati dalla sottile sensazione di non essere mai abbastanza per poter essere amati, abbastanza in forma, abbastanza interessanti, abbastanza adeguati. Sono molte le persone che arrivano a crearsi sensi di inferiorità che le porta verso amori tormentati. Nelle loro relazioni affettive la richiesta di attenzioni, rassicurazioni, conferme, è continua e la loro scarsa autostima alimenta pensieri negativi, prima fra tutti la paura di restare soli, perché non si sa vivere da soli! Ma sui nostri pensieri e i nostri modi di essere possiamo intervenire. Il primo passo sta nel rendersi conto di avere un problema e spesso questo avviene quando si è toccato il fondo: dopo essersi a lungo persi di vista per vedersi solo negli occhi dell’altro. Ritrovare la fiducia in se stessi, amare la propria persona, la propria vita, quello che di fa, quello che si è capaci di fare. Bisogna ridefinire la propria identità, acquisire fiducia in sé con la consapevolezza di poter vivere gli affetti con un giusto grado di dipendenza, senza eccedere. Ogni persona deve lavorare su stessa per trovare le strade migliori per uscire dal tunnel. E’ necessario dedicarsi del tempo per rileggere il proprio percorso, capire che cosa sia davvero meglio per sé e rinforzare la personale autostima. E’necessario:
amarsi: la prima e più importante storia d’amore da vivere è quella con se stessi; diventare protagonisti della propria vita: basta aspettare le conferme dagli altri, ma riportare su di sé la responsabilità della propria vita e del proprio stare bene;
apprezzarsi: ogni persona è unica!
Abbandonare paure e autosvalutazioni: rispettarsi e darsi valore;
coltivare: non solo la relazione! Coltivare amicizie, interessi hobby, crea maggior autonomia;
imparare a stare da soli: chi sa stare solo, può costruire storie d’amore alla pari dove le caratteristiche individuali, i ruoli e le competenze si integrano e si arricchiscono.
Solamente dopo essersi ritrovati si potranno costruire rapporti appaganti dove poter esprimersi al meglio, nel rispetto della propria persona e dell’altro.
La solitudine è per lo spirito
ciò che il cibo è per il corpo (Seneca)

“Chi non ama la solitudine
non ama neppure la libertà,
perché si è liberi unicamente quando si è soli"
(Arthur Schopenhauer)
La felicità nasce dalla solitudine
come un fiore nasce dalla terra
Le relazioni con gli altri
sono la pioggia che nutrono la terra
Cercare la felicità evitando la solitudine
È come innaffiare la nuda roccia
Sperando che vi nascano dei fiori