Oggi ricorre il tuo compleanno, tu non ci sei ma la tua presenza è forte in me. Il mio pensiero va a te molte volte nel corso delle giornata. Penso a ciò che mi diresti, a come tu affronteresti le cose. Uno dei tuoi insegnamenti che mi ritorna in mente spesso: "L'unione fa la forza e la forza di una famiglia è l'unione". Sapessi come ci penso a questa cosa e non solo io ma tutti e crederci ci tiene ancora più uniti! Grazie per la meravigliosa eredirà che ci hai lasciato: i tuoi insegnamenti e credere e volere una famiglia unita, sono convinta che sia la ricchezza più grande per ogni persona!
martedì 16 aprile 2013
L'ASINO E IL CONTADINO
Un giorno l'asino di un contadino cadde in un
pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscire. Il povero
animale continuò a ragliare sonoramente per ore. Il contadino era
straziato dai lamenti dell'asino, voleva
salvarlo e cercò in tutti i modi di tirarlo fuori ma dopo inutili
tentativi, si rassegnò e prese una decisione crudele. Poiché l'asino era
ormai molto vecchio e non serviva più a nulla e poiché il pozzo era
ormai secco e in qualche modo bisognava chiuderlo, chiese aiuto agli
altri contadini del villaggio per ricoprire di terra il pozzo. Il povero
asino imprigionato, al rumore delle palate e alle zolle di terra che
gli piovevano dal cielo capì le intenzioni degli esseri umani e scoppiò
in un pianto irrefrenabile. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un
certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto. Passò del tempo,
nessuno aveva il coraggio di guardare nel pozzo mentre continuavano a
gettare la terra. Finalmente il contadino guardò nel pozzo e rimase
sorpreso per quello che vide, L'asino si scrollava dalla groppa ogni
palata di terra che gli buttavano addosso, e ci saliva sopra. Man mano
che i contadini gettavano le zolle di terra, saliva sempre di più e si
avvicinava al bordo del pozzo. Zolla dopo zolla, gradino dopo gradino
l'asino riuscì ad uscire dal pozzo con un balzo e cominciò a trottare
felice.
Quando la vita ci affonda in pozzi neri e profondi, il segreto per uscire più forti dal pozzo é scuoterci la terra di dosso e fare un passo verso l'alto. Ognuno dei nostri problemi si trasformerà in un gradino che ci condurrà verso l’uscita. Anche nei momenti più duri e tristi possiamo risollevarci lasciando alle nostre spalle i problemi più grandi, anche se nessuno ci da una mano per aiutarci.
La vita andrà a buttarti addosso molta terra, ogni tipo di terra. Principalmente se sarai dentro un pozzo. Il segreto per uscire dal pozzo consiste semplicemente nello scuotersi di dosso la terra che si riceve e nel salirci sopra. Quindi, accetta la terra che ti tirano addosso, poiché essa può costituire la soluzione e non il problema.
Quando la vita ci affonda in pozzi neri e profondi, il segreto per uscire più forti dal pozzo é scuoterci la terra di dosso e fare un passo verso l'alto. Ognuno dei nostri problemi si trasformerà in un gradino che ci condurrà verso l’uscita. Anche nei momenti più duri e tristi possiamo risollevarci lasciando alle nostre spalle i problemi più grandi, anche se nessuno ci da una mano per aiutarci.
La vita andrà a buttarti addosso molta terra, ogni tipo di terra. Principalmente se sarai dentro un pozzo. Il segreto per uscire dal pozzo consiste semplicemente nello scuotersi di dosso la terra che si riceve e nel salirci sopra. Quindi, accetta la terra che ti tirano addosso, poiché essa può costituire la soluzione e non il problema.
mercoledì 27 marzo 2013
A Nicola
Ti auguro di realizzare i tuoi sogni,
di raggiungere i tuoi traguardi,
di lottare per le tue idee,
di amare intensamente
ed essere amato con altrettanta forza
per come sei, per quel che sei.
Ti auguro di vivere con passione,
di trovare ogni giorno
forza e motivazione
nel fare le cose
anche le piccole cose.
Ti auguro tanta gioia
nel cuore e nella mente,
tanta voglia di ridere e di vivere.
Ti auguro di essere felice,
di non conoscere il dolore,
quello vero,
di superare le sfide e i dispiaceri,
di vincerli.
Con tutta la forza del mio amore!
di raggiungere i tuoi traguardi,
di lottare per le tue idee,
di amare intensamente
ed essere amato con altrettanta forza
per come sei, per quel che sei.
Ti auguro di vivere con passione,
di trovare ogni giorno
forza e motivazione
nel fare le cose
anche le piccole cose.
Ti auguro tanta gioia
nel cuore e nella mente,
tanta voglia di ridere e di vivere.
Ti auguro di essere felice,
di non conoscere il dolore,
quello vero,
di superare le sfide e i dispiaceri,
di vincerli.
Con tutta la forza del mio amore!
domenica 24 febbraio 2013
LA FAMIGLIA
"Una famiglia è un posto in cui le anime vengono a contatto tra loro. Se si
amano a vicenda, la casa sarà bella come un giardino di fiori. Ma se le anime
perdono l’armonia tra loro, sarà come se una tempesta avesse distrutto quel
giardino." Buddha.
sabato 2 febbraio 2013
IL VIOLINISTA
Un uomo si mise
a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò
a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach
per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l’ora di punta, era stato
calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte
delle quali sulla strada per andare al lavoro.
Passarono 3
minuti ed un uomo di mezza età notò che c’era un musicista che suonava.
Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non
essere in ritardo sulla tabella di marcia.
Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una
donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a
camminare.
Pochi minuti
dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l’uomo guardò l’orologio
e ricominciò a camminare.
Quello che
prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre
lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la
madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa
tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini.
Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi.
Nei 45 minuti in
cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento.
Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente.
Raccolse 32 dollari.
Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno
applaudì, ne’ ci fu alcun riconoscimento.
Questa è una
storia vera.
Nessuno lo
sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi
musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un
violino del valore di 3,5 milioni di dollari.
Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito
al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100
dollari.
L’esecuzione di
Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal
quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla
percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: “In un
ambiente comune ad un’ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad
apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?”.
Ecco una domanda
su cui riflettere: “Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei
migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante
altre cose ci stiamo perdendo?”
Credo che qualsiasi commento a questa storia sia
superfluo; ora è tempo di fare una riflessione sul senso della bellezza, della
musica, dei piccoli tesori nascosti, dei talenti
non riconosciuti soltanto perchè non hanno avuto la fortuna del successo. E’ possibile che riconosciamo solo il conosciuto? Ma come può lo sconosciuto, essere riconosciuto, farsi apprezzare senza avere “santi in paradiso”; o inaspettati colpi di fortuna? Se siamo in grado di trovare una risposta a questa domanda, saremo già sulla buona strada.
non riconosciuti soltanto perchè non hanno avuto la fortuna del successo. E’ possibile che riconosciamo solo il conosciuto? Ma come può lo sconosciuto, essere riconosciuto, farsi apprezzare senza avere “santi in paradiso”; o inaspettati colpi di fortuna? Se siamo in grado di trovare una risposta a questa domanda, saremo già sulla buona strada.
sabato 26 gennaio 2013
NEL LAGER
.. sentii gridare e
vidi Bruna correre verso la rete ad alta tensione. Dall’altra parte il figlio
stava a guardarla.
Vieni dalla tua mamma! - gridava Bruna con le braccia tese. - Vieni dalla tua mamma, Pinin! Corri!
Il ragazzo ebbe un attimo di esitazione. Ma la madre seguitò a chiamarlo, e allora si precipitò verso la rete invocando: "Mamma! Mamma!".
Vieni dalla tua mamma! - gridava Bruna con le braccia tese. - Vieni dalla tua mamma, Pinin! Corri!
Il ragazzo ebbe un attimo di esitazione. Ma la madre seguitò a chiamarlo, e allora si precipitò verso la rete invocando: "Mamma! Mamma!".
Raggiunse i fili, e
nell’istante in cui le piccole braccia si saldavano a quelle della madre, ci fu
uno scoppiettio di fiamme violette, un ronzio si propagò sui fili violentemente
urtati, infine si sparse intorno un acre odore di bruciato...
Prima di
allontanarmi mi voltai: Bruna e Pinin erano ancora là strettamente abbracciati
e la testa della madre posava su quella del figlio come volesse proteggerne il
sonno.
Liana Millu Il fumo di Birkenau
MAI DIMENTICHERO'
“Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo,
che ha fatto della mia vita una
lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini
di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo
muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il
desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia
anima,
e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò,
anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.
(Elie Wiesel, La notte)
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