mercoledì 28 marzo 2018

Amicizia

Ecco il testo della poesia «Amicizia», di autore anonimo e attribuita Jorge Luis Borges, letta da Flavio Insinna durante i funerali di Fabrizio Frizzi a Roma. Recentemente un gruppo di amici e colleghi aveva dedicato proprio a Frizzi la poesia durante una delle ultime serate passate insieme. 

Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita, Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, 
però posso ascoltarli e dividerli con te. 
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro, 
però quando serve starò vicino a te. 
Non posso evitarti di precipitare, 
solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada. 
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei, 
però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.
Non giudico le decisioni che prendi nella vita, 
mi limito ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi. 
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti, 
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere. 
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore, 
però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo. 
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere, 
solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico. 
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,
in quel momento sei apparso tu… 
Non sei né sopra né sotto né in mezzo, 
non sei né in testa né alla fine della lista. 
Non sei né il numero uno né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere io il primo, il secondo o il terzo della tua lista. 
Basta che tu mi voglia come amico. 
Poi ho capito che siamo veramente amici. 
Ho fatto quello che farebbe qualsiasi amico: 
ho pregato e ho ringraziato Dio per te. 
Grazie per essermi amico.

lunedì 26 febbraio 2018

Essere amati...

Essere stati amati tanto profondamente ci protegge per sempre, anche quando la persona che ci ha amato non c'è più.
È una cosa che ci resta dentro, nella pelle.
J.K. Rowling

lunedì 19 febbraio 2018

La morte di mia mamma

Giorno 10 dicembre 2017 è stato sicuramente il mio giorno più brutto. La notizia è arrivata improvvisa, inaspettata, violenta....una fitta nello stomaco, un forte dolore fisico, il mondo mi è crollato addosso...
Avevo lasciato mia mamma, ricoverata in ospedale, poche ore prima. 
Per me era tranquilla e mi aveva sorriso con il suo viso bello e dolce. 
Sentivo che quel giorno sarei voluta restare con lei tanto e tanto... ma mi chiamava il dovere di fare le cose per la mia famiglia e  sono andata via. 
Ma era tranquilla, mi sembrava di averla lasciata appisolata... 
Perché e come se n'era andata?
Mia mamma aveva 93 anni, ma io non avevo considerato l'idea che quel giorno potesse morire! 
Sarai sempre con me cara mamma, nel mio cuore, nei miei pensieri ....una presenza dolce che accompagnerà il mio cammino❤️

venerdì 14 luglio 2017

Scegliere ...

Nella vita ogni scelta comporta la necessità di lasciarsi dietro qualcosa. 
Quelli che vogliono tutto finiscono col non sposare mai una vera idea e non partorire dei figli in senso analogico, cioè altre idee.
Joaquin Navarro Valls

A ognuno il suo

Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto
di voler andare d'accordo con tutti.
Le cose grandi ai grandi,
gli abissi ai profondi,
le finezze ai sottili e le rarità ai rari.
Friedrich Nietzsche

sabato 6 maggio 2017

Le cicatrici

Non dobbiamo nascondere le cicatrici perché sono i segni della nostra vita.
In Giappone quando un oggetto di valore si rompe, lo riparano con oro liquido.
È una tecnica antica, che non nasconde ma mostra le fratture, valorizzandole. Perché l'esperienza della rottura, della frantumazione, può essere un'occasione di sviluppo, di crescita, di maturazione, per essere più forti di prima

mercoledì 22 febbraio 2017

In memoria di Mario Lodi

Mario Lodi racconta che alcuni suoi alunni rifiutavano di fare le gare perché avevano prestazioni scarse e sapevano già in partenza che loro non avrebbero vinto .
Nacque allora il principio secondo cui vinceva chi avesse aumentato il proprio record personale, anche se era inferiore al record massimo conseguito da altri ragazzi.
Vinceva chi progrediva, non contava il valore assoluto ma il progresso fatto dall’individuo. Quindi la vittoria era il superamento dei propri limiti.